Hebb (1947) fu il primo a parlare di ambiente arricchito. La definizione generale di questo termine è “una combinazione di stimolazione inanimata e sociale”. Rolando Toro si ispirò a questo concetto adottato dalla scienza per far riferimento al fatto che una sessione di Biodanza è un concentrato di stimoli o di “eco-fattori positivi” che favoriscono l’espressione del potenziale genetico delle persone.

In base alle scoperte scientifiche sulla plasticità neurale, è possibile suggerire che più stimoli riceviamo, più plastiche diventano le nostri reti neurali. Più connessioni si creano tra di loro, più si manifestano le nostre potenzialità. L’esempio portato da Eric Kandel che nel 2000 vinse il Premio Nobel per i suoi studi sulla memoria, è di supporto a questa tesi. Lui verificò che anche gli stimoli sociali, ovvero le influenze dell’ambiente, possono essere “immagazzinati” nel nostro cervello. Seguendo questa logica, la stimolazione sensoriale ed emotiva che la persona riceve in una sessione di Biodanza la porterebbe a creare e a rafforzare rete neurali specifiche d’appartenenza, agendo a sua volta sulla memoria.

Non è quindi azzardato definire la sessione di Biodanza come un modello umano di ambiente arricchito, costituito dal contatto con diverse persone, dall’ascolto della musica, dalla danza e dall’esperienza emotiva intensa che coinvolge la dimensione cenestesica e viscerale. La Biodanza agisce sulla persona con l’intenzione di potenziare le sue innate capacità e di accelerare la formazione di nuove reti neurali, stimolando l’integrazione di tutti i sottosistemi dell’organismo umano.

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